“Note di cronaca”, il libro che mette in musica storie di impegno e diritti violati 

“Note di cronaca”, il libro che mette in musica storie di impegno e diritti violati 

Si chiama “Note di Cronaca” l’ultimo libro di Stefano Corradino e rappresenta un punto d’incontro tra giornalismo e musica, un progetto che trasforma storie reali in canzoni con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di grande rilevanza sociale. Stefano nasce a Savona ma ha sempre vissuto ad Orvieto. E’ giornalista Rai, un blogger e un musicista. Attraverso le pagine di questo libro, Corradino ripercorre il viaggio che lo ha portato alla realizzazione di un disco dedicato ai diritti umani, affrontando tematiche cruciali come la mafia, la disinformazione, l’immigrazione e le morti sul lavoro. Questo è un progetto che nasce dalla volontà di coniugare il rigore del giornalismo con l’immediatezza emotiva della musica, creando così un ponte tra informazione e arte, capace di stimolare il dibattito e accrescere la consapevolezza collettiva su questioni che riguardano tutti. 

Nel libro non si raccontano soltanto le difficoltà che i giornalisti affrontano nel loro mestiere, ma si esplorano anche le sfide sociali, economiche e politiche che devono essere portate alla luce e affrontate con determinazione. La narrazione è un viaggio attraverso storie di coraggio, resistenza e impegno sociale, in cui la musica diventa un potente strumento di denuncia. Il giornalismo, da sempre scudo contro l’omertà e l’ingiustizia, si intreccia con le esperienze personali e professionali dell’autore, rendendo il racconto non solo una riflessione sul mestiere del cronista, ma anche un impegno concreto nel dare voce a chi altrimenti rischierebbe di rimanere inascoltato. 

Stefano Corradino spiega così la nascita del libro: «L’idea nasce dal progetto del disco. Ho voluto fondere le mie due anime, le mie due passioni principali: quella giornalistica e quella musicale. Ho pensato che potesse essere originale selezionare alcune storie che ho raccontato a Rai News in questi anni, storie vere che mi hanno particolarmente colpito, e trasformarle in canzoni». La realizzazione di un disco a sostegno di Amnesty International segna quindi l’inizio di un percorso che va ben oltre la semplice produzione musicale. «Ho scelto sette temi importanti, come le mafie, le morti sul lavoro, l’immigrazione e i diritti umani negati. Per ciascun tema ho selezionato una storia e l’ho trasformata in musica. Il libro racconta proprio la nascita di questo progetto, dall’idea iniziale fino alla realizzazione, inclusa la campagna di crowdfunding che ho lanciato per finanziare l’autoproduzione del disco». Un impegno che non si esaurisce nella narrazione, ma si traduce in un’azione concreta a favore dei diritti umani, dimostrando come il giornalismo possa trovare nella musica un alleato formidabile per amplificare messaggi di giustizia e resistenza. 

Un esempio emblematico di questo impegno è la storia di Federica Angeli, giornalista che ha combattuto la mafia a Ostia, un quartiere di Roma dove i clan mafiosi controllano da decenni il territorio. «Tra le tante storie che ho raccontato sulle mafie, la sua vicenda umana e professionale è quella che mi ha colpito di più e ne parlo nel capitolo 9 del libro» continua Corradino. «La conosco da tanti anni e ho sempre ammirato il suo coraggio nel contrastare la criminalità organizzata, anche di fronte a minacce e intimidazioni. Nonostante le difficoltà, non ha mai smesso di lottare, contribuendo a rendere Ostia un posto migliore. Ha deciso di restare lì con la sua famiglia, con tre bambini piccoli, e questo mi ha molto colpito». 

Una cosa particolarmente significativa è stata la modalità con cui ha cercato di proteggere i suoi figli dalla paura. «Per non far pesare loro la presenza costante della scorta, l’ha trasformata in un gioco, ispirandosi a “La vita è bella” di Benigni. Diceva ai bambini che quelle persone erano lì perché lei scriveva articoli bellissimi, così da alleggerire il peso della situazione familiare. Mi è sembrato un gesto straordinario, tanto che ho voluto raccontarlo nella canzone a lei dedicata, immaginandola come un dialogo tra lei e suo figlio». 

La lotta di Federica Angeli è solo uno degli esempi di come il giornalismo si intrecci con la vita sociale e le sfide della società. In Italia, oltre duecentocinquanta giornalisti vivono sotto scorta, minacciati da coloro che temono la verità. Vivere sotto scorta è una condizione dolorosa e difficile, ma necessaria quando il proprio lavoro minaccia il potere della criminalità e della corruzione. Eppure, il giornalismo continua a essere un faro, una forza di resistenza che combatte per una società migliore. 

«Un’altra storia che mi ha profondamente colpito -aggiunge Corradino – è quella di un giovane che ha affrontato un viaggio drammatico per raggiungere l’Europa. È partito pieno di speranze, scappando dalla guerra e dalla miseria, pagando una somma considerevole per quello che pensava fosse un viaggio sicuro. Invece, si è ritrovato su un gommone precario con sua figlia, mentre sua moglie e gli altri due figli erano su un altro gommone. Durante la traversata, con il mare in tempesta, ha visto la barca su cui viaggiavano la moglie e i suoi figli inabissarsi sotto i suoi occhi. Me lo raccontava con le lacrime agli occhi mentre eravamo a Napoli, guardando il mare all’orizzonte. È stato un momento molto toccante, che mi ha commosso profondamente». 

Alla fine, lui è riuscito ad arrivare in Italia con l’unica figlia sopravvissuta, Debora. «Si è stabilito a Napoli, ha trovato lavoro e si è ricostruito una vita. Oggi vive e lavora in Francia». 

Anche in questi contesti, il giornalismo si fa strumento di cambiamento. È nella denuncia delle ingiustizie sociali, nella lotta per i diritti umani e per la giustizia sul lavoro che il giornalismo trova la sua vera missione. La musica, come nel caso del progetto di Stefano Corradino, si unisce alla causa, trasformandosi in un mezzo di lotta per la giustizia sociale e la dignità umana. 

Nel finale di questo viaggio, ci sono altre storie di resistenza, come quella di Bruno Giordano, che ha dedicato la sua vita alla lotta per la sicurezza sul lavoro, un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti. La sua esperienza sottolinea come il giornalismo possa andare oltre la narrazione e diventare uno strumento di cambiamento, capace di influenzare la legislazione e sensibilizzare la società. 

Questo lungo viaggio nel giornalismo e nell’impegno sociale è una riflessione su quanto la verità e la giustizia siano legate alla lotta contro le ingiustizie, siano esse quelle legate alla criminalità organizzata, alla disinformazione o alla disuguaglianza sociale. Le storie di giornalisti, migranti, attivisti e lavoratori, che affrontano quotidianamente le difficoltà della vita, ci invitano a non dimenticare mai che il cambiamento inizia dal racconto delle verità scomode.