Un rolex da quindicimila euro, una mano sul volante del fuoristrada e l’altra che registra con il cellulare. Un secondo iPhone spunta tra le gambe dell’autista, vicino al clan calabrese dei Bellocco. Su TikTok la mafia non si nasconde. Al contrario, le organizzazioni criminali abitano la piattaforma. Sono virali le frasi di Marco Casamonica, pregiudicato e membro dell’omonima famiglia criminale di Roma. «Sotto un abito firmato non sempre troverai una persona di marca», dice in un video da 230mila visualizzazioni, chiudendo con il tormentone «daje a’ treni». Mentre in Sicilia gira il motto «onore, rispetto e dignità», ripetuto davanti alla telecamera da un quarantenne di Gela. Nella sua biografia, l’uomo inserisce un quarto valore: «Omertà».

«TikTok è il principale mezzo di comunicazione dei malavitosi», spiega il deputato dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, «un tempo compravano trasmissioni in radio e in televisione, oggi fanno le dirette dal carcere». L’11 febbraio 2025 il politico ha segnalato alle autorità il video di un blitz dei carabinieri a Pomigliano d’Arco, in Campania, che ha portato a ventisette arresti. Nel filmato si vede la moglie di uno dei sospettati che urla frasi d’amore, mentre un giovane viene portato via. «Per sconfiggere quel cancro chiamato camorra gli arresti non bastano», commenta Borrelli. Indebolire un clan non è sufficiente, nei territori in cui il reclutamento è continuo. «Cancellare la cultura criminale è l‘unico vero rimedio per riportare la legalità», prosegue, «ma è impossibile farlo se i social network diventano megafono della voce di boss, camorristi e fiancheggiatori».


Per contrastare questo fenomeno, il deputato ha lanciato dal 2021 l’Osservatorio su TikTok. L’iniziativa incoraggia i cittadini a segnalare i contenuti apologetici della criminalità organizzata, per farli rimuovere. Sono arrivate anche ordinanze cautelari. Come è accaduto nella famiglia di Francesco Pio Valda, ventunenne condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise per l’omicidio di Francesco Pio Maimone, sul lungomare di Napoli. Nel febbraio 2024, la sorella Giuseppina Valda, nonostante il «divieto di comunicazione con persone diverse da quelle coabitanti», aveva pubblicato un contenuto inneggiante alla «mafia» e al «rispetto». La ragazza si trovava ai domiciliari, per concorso nella detenzione dell’arma da fuoco usata nel delitto. «Ho trovato il video», rivendica Borrelli, «e ho ottenuto l’oscuramento su TikTok. Il giorno dopo è stata portata in carcere».

Sui social il ruolo delle donne è fondamentale. «Diffondono la cultura mafiosa celebrando i nonni, i padri e i fratelli detenuti o uccisi», racconta il docente dell’Università di Salerno, Marcello Ravveduto. È stato il primo a fotografare il fenomeno nel report Le mafie nell’era digitale, realizzato nel 2023 con la Fondazione Magna Grecia. «Anche in carcere», afferma il professore, «i camorristi esercitano un controllo sul territorio. Così la moglie diventa un’ambasciatrice sul web, abbatte le barriere del penitenziario e ricorda che il marito è ancora presente».
Per chi muore ammazzato c’è la beatificazione. Come per Antonio Bellocco, nipote di un boss ‘ndranghetista fondatore dell’omonima cosca di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Il trentaseienne è stato ucciso a settembre con ventuno coltellate nell’hinterland milanese. Sospettato dell’omicidio è Andrea Beretta, capo ultrà dell’Inter che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, aveva avuto un drammatico incontro con la vittima ed era stato ferito da un colpo di pistola. Su TikTok i familiari omaggiano «zio Antonio», lanciando palloncini a forma di rosario vicino alla tomba. Sei mesi dopo il funerale, i nipoti continuano a pubblicare le sue foto, ricevendo centinaia di migliaia di visualizzazioni.

«Guardando i commenti, si vede il consenso sociale alle mafie: hanno tanti sostenitori, che non sono criminali», prosegue il professor Ravveduto. Poi sottolinea il lato glamour della criminalità: «Le organizzazioni hanno imparato ad autorappresentarsi. C’è un’estetica del potere, del lusso, spesso affidata ai rampolli incensurati delle famiglie». Si mostrano come figli di genitori agiati, con uno stile di vita irraggiungibile. Prime comunioni che sembrano incoronazioni, come nel clan foggiano dei Sinesi-Francavilla. Serate in discoteca a base di champagne, come un giovane della famiglia Strisciuglio di Bari, con barche, auto e moto diverse ogni mese.