<Gli scrittori devono creare coscienza. Chi scrive non usa le armi e non è un giudice, quindi, quello che può fare è questo>. Protagonista indiscussa della letteratura italiana, Dacia Maraini continua ad essere una bussola in un momento in cui la crisi dei valori si fa sentire più forte che mai. Con il suo passato ricco di avventure e il suo sguardo vigile nel il presente, la scrittrice ha parlato a #Noi Antimafia di alcuni dei temi più caldi del dibattito pubblico, italiano e non.
Secondo lei che ruolo hanno gli scrittori nella lotta alla mafia?
‹‹La mafia può essere eliminata tramite la formazione di una coscienza collettiva, che è proprio quella che poi crea i movimenti politici. La criminalità organizzata, come tutte le situazioni negative, si forma per ignoranza e lo scrittore può eliminarla››.
Questo potrebbe essere anche il ruolo del giornalista. In Italia c’è la necessaria libertà d’informazione?
‹‹Per il momento sì, siamo una democrazia compiuta dove c’è libertà di stampa e di parola. Speriamo di non cadere in un totalitarismo, vorrei che questa condizione rimanesse anche in futuro. C’è da dire però che la libertà di stampa dà fastidio ai potenti e proprio per questo è sempre in pericolo. Bisogna stare attenti a non sottomettersi a un potere assoluto, perché questo crea censura. La tentazione di andare in questa direzione è troppo forte››.
Secondo lei in Italia ci sono poteri che stanno minando queste libertà?
‹‹Sì, ci sono in Italia e nel mondo. Si avverte il bisogno di colpire la democrazia e favorire l’autocrazia. Pensiamo solo a quello che è accaduto negli Stati Uniti, dove è stato eletto un presidente come Donald Trump, un miliardario che crede nel potere e non nelle istituzioni. C’è il pericolo che ci si possa adeguare a questi modelli, però spero che il buon senso prevalga››.
Oggi alcuni diritti – come ad esempio l’aborto – sembrano avere più nemici che mai. Cosa dovrebbe fare l’opinione pubblica per difenderli?
‹‹Ci sono tanti strumenti, come ad esempio riunirsi, condividere idee e valori. Ripeto poi che l’aborto in una società a misura di donna non ci sarebbe, e questo perché non è una conquista, ma il frutto del fatto che le donne non hanno mai avuto la libertà di gestire il proprio corpo. Insomma, è un rimedio. Ora piano piano stiamo conquistando il diritto di gestirlo, ma solo nei paesi democratici. In altre parti del mondo le donne non solo non possono abortire, ma non hanno neanche il diritto di andare in giro scoperte, di andare a scuola, di insegnare e altro. In un mondo globalizzato bisogna pensare alla libertà di tutti››.
Oggi abbiamo una presidente del consiglio donna. È un passo in avanti?
‹‹Simbolicamente è una grande conquista, perché vuol dire che una donna può rappresentare un paese, come fino ad ora non era mai stato possibile. Però poi bisogna giudicare sui fatti se si comporta pensando agli interessi delle altre donne, o semplicemente fa l’uomo››.
Si è espressa contrariamente su molte delle politiche di Giorgia Meloni. C’è invece qualcosa di positivo che ha fatto per le donne?
‹‹Adesso forse è troppo presto per dirlo, non so. Quello che emerge è che in realtà non ha fatto niente, o poco. Una cosa buona però c’è: è una dei pochi dirigenti internazionali che ha dato importanza e fiducia all’Ue, e per me quella è la cosa più importante. Ad un certo punto però dovrà prendere una decisione (però), visto che molti dei suoi alleati sono contro l’Europa››.
Ora la premier dove si colloca?
‹‹Per ora sta nel mezzo, non riesce a prendere una posizione sicura. Ovviamente non si può continuare sempre così. È una donna intelligente che ha un’esperienza politica, quindi spero che il suo buon senso la porti a scegliere l’Europa. Non possiamo affidarci ad altri paesi, dobbiamo contare su noi stessi››.